
giovedì 6 novembre 2008
domenica 7 settembre 2008
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sabato 6 settembre 2008
WINSTON CHURCHILL
« La storia è maestra di vita, ma ha negli uomini dei pessimi studenti. »
«I panni dei servizi segreti si possono, anzi si devono lavare più spesso degli altri; ma, a differenza degli altri, non si possono mettere ad asciugare alla finestra.»
«I problemi della vittoria sono più piacevoli di quelli della disfatta, ma non sono meno ardui»
«Un pessimista vede la difficoltà in ogni opportunità; un ottimista vede l'opportunità in ogni difficoltà. »
Su Francia e Inghilterra dopo Monaco: «Potevano scegliere fra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore e avranno la guerra.»
«È impossibile ottenere una condanna per sodomia da una giuria inglese. Metà dei giudici non crede che possa essere fisicamente compiuta, e l'altra metà la sta facendo.»
«La storia sarà gentile con me, poiché intendo scriverla»
« La storia è maestra di vita, ma ha negli uomini dei pessimi studenti. »
«I panni dei servizi segreti si possono, anzi si devono lavare più spesso degli altri; ma, a differenza degli altri, non si possono mettere ad asciugare alla finestra.»

«I problemi della vittoria sono più piacevoli di quelli della disfatta, ma non sono meno ardui»
«Un pessimista vede la difficoltà in ogni opportunità; un ottimista vede l'opportunità in ogni difficoltà. »
Su Francia e Inghilterra dopo Monaco: «Potevano scegliere fra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore e avranno la guerra.»
«È impossibile ottenere una condanna per sodomia da una giuria inglese. Metà dei giudici non crede che possa essere fisicamente compiuta, e l'altra metà la sta facendo.»
«La storia sarà gentile con me, poiché intendo scriverla»
giovedì 26 giugno 2008
INDIANA JONES
E IL REGNO DEL TESCHIO DI CRISTALLO
Torna sugli schermi il caro e vecchio
(sopratutto vecchio) indie.
Gli ingredienti ci sono tutti: azione, mistero, humor, effetti speciali, cospirazioni... solo le belle ragazze sembrano mancare, rimpiazzate da più attempate signore.
Finchè si mantiene sui binari classici del genere, il film risulta piacevolissimo e divertente.
Purtroppo gli sceneggiatori hanno pensato che il brand indiana jones andasse aggiornato al 2008, reso più appetibile al nuovo pubblico, snaturandolo e inserendo trovate alla xfiles al limite del buonsenso e del buongusto. Un film tutto sommato piacevole, ben lontano, però, dal capolavoro che poteva essere.
Voto: 5.5
Torna sugli schermi il caro e vecchio
(sopratutto vecchio) indie.
Gli ingredienti ci sono tutti: azione, mistero, humor, effetti speciali, cospirazioni... solo le belle ragazze sembrano mancare, rimpiazzate da più attempate signore.Finchè si mantiene sui binari classici del genere, il film risulta piacevolissimo e divertente.
Purtroppo gli sceneggiatori hanno pensato che il brand indiana jones andasse aggiornato al 2008, reso più appetibile al nuovo pubblico, snaturandolo e inserendo trovate alla xfiles al limite del buonsenso e del buongusto. Un film tutto sommato piacevole, ben lontano, però, dal capolavoro che poteva essere.
Voto: 5.5
FARNESINA: ISTRUZIONI PER L'USO...
... e il blog di Diplomentor
Cercando su Google informazioni circa il concorso per la carriera diplomatica, mi sono imbattuto in un interessantissimo Blog.
L'autore è un tale Diplomentor, funzionario della Farnesina, attualmente in servizio
all'estero, con una esperienza pluriennale nella Carriera Diplomatica.
Nei suoi numerosissimi post il nostro invidiatissimo sviscera numerosi e interessantissimi aspetti della vita del diplomatico, di quello che accade alla farnesina fornendo una prospettiva dall'interno sulla Carriera altrimenti difficilmente reperibile.
Ma non è tutto, scopo istitutivo del sempre aggiornato Blog e argomento della maggior parte degli interventi è il concorso diplomatico: come prepararlo? quali lingue avvantaggiano? come si svolgono le prove? quale università o master offre maggiori chance di successo?
E' proprio per questo che nasce diplomentor.net:
"Chi si appresta ad affrontare il concorso diplomatico, una delle prove
piu’ selettive della pubblica amministrazione, e’ solo.
Non e‘ una novita’. Nel sistema scolastico italiano lo studente e’
spesso lasciato a se stesso. Si cimenta nelle sue prove in solitudine.
Successi e fallimenti si consumano nell’isolamento.
Dietro alla decisione di avviare Diplomentor e di scrivere questo libro
c’e’ la consapevolezza di aver ricevuto tanto da questa Carriera e il
desiderio di condividere la mia esperienza aiutando chi si prepara al
Concorso a sentirsi un po’ meno solo.
Quando preparai il mio concorso ero anche io solo.
Completati gli studi, frequentato un corso di preparazione agli scritti,
mi ritrovai in solitudine con tanti manuali e con mille dubbi.
Era davvero questa la mia strada?
Della Carriera avevo una idea abbastanza approssimativa. Durante
gli ultimi due anni del mio corso di laurea in Scienze Politiche avevo
avuto modo di incontrare i testimonial che il Ministero inviava nelle
facolta’ italiane per promuovere lo sbocco professionale Farnesina.
La conferenza di un Ambasciatore a riposo (Sergio Cojancich) mi
convinse che questo poteva essere un sentiero praticabile.
Non mancarono momenti di scoramento. Intanto, non superai il
concorso al primo tentativo, ne furono necessari due. Al primo
esame, fallii (di pochi decimi) la prova di economia e, pur avendo
abbondantemente superato tutte le altre, non fui ammesso agli orali.
Il contesto non era necessariamente favorevole. A parte la mia
famiglia che non mi fece mancare sostegno, un certo scetticismo
circondava il mio impegno.
Una domanda che mi era frequentemente rivolta era chi conoscessi
alla Farnesina (non sono figlio d’arte).
Si intendeva implicitamente che solo una raccomandazione mi
avrebbe aperto le porte del Ministero degli Esteri.
La prova fu dunque character building.
In Italia scarseggia quella invidiabile qualita’ degli americani, la can
do attitude.
Credo che questo atteggiamento contribuisca in parte allo scetticismo
dilagante di questi anni.
Col senno di poi credo che la mia carta vincente sia stata quella che
cinici e disincantati definirebbero “ingenuità’”.
Credevo – credo ancora oggi –che l’Italia non e’ necessariamente il
paese delle raccomandazioni.
Non mi sbagliavo."
Oltre al blog Diplomentor è autore dell'ebook "Farnesina: istruzioni per l'uso".
70 pagine godibilissime da chiunque, consigliate a tutti e indispensabili per tutti i miei colleghi, con uno stile accattivante e piacevole l'autore svela retroscena affascinanti sulla carriera e da consigli essenziali per preparare il concorso, senza lesinare curiosi particolari su quello che in gergo si chiama "la casa"
"Ogni anno 600 – 700 giovani affrontano a Roma uno degli esami piu’
difficili della pubblica amministrazione, quello per l’ingresso nei ranghi
della Carriera Diplomatica italiana.
Superate delle prove attitudinali i candidati ammessi agli scritti
affrontano la redazione di temi di Storia, Diritto e Economia, ed in due
lingue straniere. La prova dura 5 giorni.
Chi e’ ammesso agli orali viene esaminato, oltre che sulle materie
degli scritti, anche su una dozzina di altre materie.
Si tratta di un esame la cui difficolta’ ha pochi eguali in Italia. Si tratta
allo stesso tempo di una scommessa di vita importante.
Il Ministero degli Esteri generalmente bandisce il concorso per 25-30
posti.
Benche’ il Ministero sia sottostaffato e abbia bisogno di un maggior
numero di funzionari, la commissione d’esame puo’ decidere di non
coprire tutti i posti in palio.
Cio’ al fine di tenere un livello qualitativo elevato in uno dei corpi
professionali piu’ importanti e qualificati dello Stato.
La selezione e’ molto dura. Molti dei giovani candidati si preparano
per anni con metodo e sacrificio per affrontare l’esame con buone
probabilita’ di riuscita.
Chi intraprende il concorso non puo’ avere certezze preventive sulle
sue possibilita’ di successo.
E’ dunque una sfida che va preparata con piena consapevolezza
dell’investimento necessario per acquisire le competenze richieste
(attitudinali, accademiche,linguistiche,ecc.).
E’ ugualmente necessaria una preventiva consapevolezza delle
implicazioni di questa scelta professionale.
La Carriera Diplomatica non deve essere un salto nel buio.
Questo libro rappresenta un piccolo contributo in tal senso.
Esso sintetizza e sistemizza quanto finora apparso su
www.diplomentor.net, un blog che offre un canale di comunicazione
permanente con i giovani universitari interessati al concorso per
entrare in Carriera Diplomatica.
Il libro fornisce una prospettiva dall'interno sulla Carriera altrimenti
difficilmente reperibile.
Spero che la sua lettura permettera’ a chi si avvicina alla Carriera
Diplomatica di conoscerla un po’ meglio.
Ne guadagneranno tutti. La Farnesina che potra' contare su giovani
che hanno fatto una scelta informata e motivata.
E soprattutto i giovani che continuano ad essere attratti dalla
diplomazia.
Essi potranno contare su uno strumento per decidere con maggiore
consapevolezza se vale la pena (o meno) affrontare la fatica e
l’incognita del concorso.
Questa è la prefazione, il resto del libro è gratuitamente consultabile o scaricabile da qui:
http://diplomentor.googlepages.com/EBOOKFARNESINA.pdf
Il blog, costantemente aggiornato, è invece raggiungibile a questo indirizzo:
http://www.diplomentor.net/
Cercando su Google informazioni circa il concorso per la carriera diplomatica, mi sono imbattuto in un interessantissimo Blog.
L'autore è un tale Diplomentor, funzionario della Farnesina, attualmente in servizio
all'estero, con una esperienza pluriennale nella Carriera Diplomatica.
Nei suoi numerosissimi post il nostro invidiatissimo sviscera numerosi e interessantissimi aspetti della vita del diplomatico, di quello che accade alla farnesina fornendo una prospettiva dall'interno sulla Carriera altrimenti difficilmente reperibile.
Ma non è tutto, scopo istitutivo del sempre aggiornato Blog e argomento della maggior parte degli interventi è il concorso diplomatico: come prepararlo? quali lingue avvantaggiano? come si svolgono le prove? quale università o master offre maggiori chance di successo?
E' proprio per questo che nasce diplomentor.net:
"Chi si appresta ad affrontare il concorso diplomatico, una delle prove
piu’ selettive della pubblica amministrazione, e’ solo.
Non e‘ una novita’. Nel sistema scolastico italiano lo studente e’
spesso lasciato a se stesso. Si cimenta nelle sue prove in solitudine.
Successi e fallimenti si consumano nell’isolamento.
Dietro alla decisione di avviare Diplomentor e di scrivere questo libro
c’e’ la consapevolezza di aver ricevuto tanto da questa Carriera e il
desiderio di condividere la mia esperienza aiutando chi si prepara al
Concorso a sentirsi un po’ meno solo.
Quando preparai il mio concorso ero anche io solo.
Completati gli studi, frequentato un corso di preparazione agli scritti,
mi ritrovai in solitudine con tanti manuali e con mille dubbi.
Era davvero questa la mia strada?
Della Carriera avevo una idea abbastanza approssimativa. Durante
gli ultimi due anni del mio corso di laurea in Scienze Politiche avevo
avuto modo di incontrare i testimonial che il Ministero inviava nelle
facolta’ italiane per promuovere lo sbocco professionale Farnesina.
La conferenza di un Ambasciatore a riposo (Sergio Cojancich) mi
convinse che questo poteva essere un sentiero praticabile.
Non mancarono momenti di scoramento. Intanto, non superai il
concorso al primo tentativo, ne furono necessari due. Al primo
esame, fallii (di pochi decimi) la prova di economia e, pur avendo
abbondantemente superato tutte le altre, non fui ammesso agli orali.
Il contesto non era necessariamente favorevole. A parte la mia
famiglia che non mi fece mancare sostegno, un certo scetticismo
circondava il mio impegno.
Una domanda che mi era frequentemente rivolta era chi conoscessi
alla Farnesina (non sono figlio d’arte).
Si intendeva implicitamente che solo una raccomandazione mi
avrebbe aperto le porte del Ministero degli Esteri.
La prova fu dunque character building.
In Italia scarseggia quella invidiabile qualita’ degli americani, la can
do attitude.
Credo che questo atteggiamento contribuisca in parte allo scetticismo
dilagante di questi anni.
Col senno di poi credo che la mia carta vincente sia stata quella che
cinici e disincantati definirebbero “ingenuità’”.
Credevo – credo ancora oggi –che l’Italia non e’ necessariamente il
paese delle raccomandazioni.
Non mi sbagliavo."
Oltre al blog Diplomentor è autore dell'ebook "Farnesina: istruzioni per l'uso".
70 pagine godibilissime da chiunque, consigliate a tutti e indispensabili per tutti i miei colleghi, con uno stile accattivante e piacevole l'autore svela retroscena affascinanti sulla carriera e da consigli essenziali per preparare il concorso, senza lesinare curiosi particolari su quello che in gergo si chiama "la casa"
"Ogni anno 600 – 700 giovani affrontano a Roma uno degli esami piu’
difficili della pubblica amministrazione, quello per l’ingresso nei ranghi
della Carriera Diplomatica italiana.
Superate delle prove attitudinali i candidati ammessi agli scritti
affrontano la redazione di temi di Storia, Diritto e Economia, ed in due
lingue straniere. La prova dura 5 giorni.
Chi e’ ammesso agli orali viene esaminato, oltre che sulle materie
degli scritti, anche su una dozzina di altre materie.
Si tratta di un esame la cui difficolta’ ha pochi eguali in Italia. Si tratta
allo stesso tempo di una scommessa di vita importante.
Il Ministero degli Esteri generalmente bandisce il concorso per 25-30
posti.
Benche’ il Ministero sia sottostaffato e abbia bisogno di un maggior
numero di funzionari, la commissione d’esame puo’ decidere di non
coprire tutti i posti in palio.
Cio’ al fine di tenere un livello qualitativo elevato in uno dei corpi
professionali piu’ importanti e qualificati dello Stato.
La selezione e’ molto dura. Molti dei giovani candidati si preparano
per anni con metodo e sacrificio per affrontare l’esame con buone
probabilita’ di riuscita.
Chi intraprende il concorso non puo’ avere certezze preventive sulle
sue possibilita’ di successo.
E’ dunque una sfida che va preparata con piena consapevolezza
dell’investimento necessario per acquisire le competenze richieste
(attitudinali, accademiche,linguistiche,ecc.).
E’ ugualmente necessaria una preventiva consapevolezza delle
implicazioni di questa scelta professionale.
La Carriera Diplomatica non deve essere un salto nel buio.
Questo libro rappresenta un piccolo contributo in tal senso.
Esso sintetizza e sistemizza quanto finora apparso su
www.diplomentor.net, un blog che offre un canale di comunicazione
permanente con i giovani universitari interessati al concorso per
entrare in Carriera Diplomatica.
Il libro fornisce una prospettiva dall'interno sulla Carriera altrimenti
difficilmente reperibile.
Spero che la sua lettura permettera’ a chi si avvicina alla Carriera
Diplomatica di conoscerla un po’ meglio.
Ne guadagneranno tutti. La Farnesina che potra' contare su giovani
che hanno fatto una scelta informata e motivata.
E soprattutto i giovani che continuano ad essere attratti dalla
diplomazia.
Essi potranno contare su uno strumento per decidere con maggiore
consapevolezza se vale la pena (o meno) affrontare la fatica e
l’incognita del concorso.
Questa è la prefazione, il resto del libro è gratuitamente consultabile o scaricabile da qui:
http://diplomentor.googlepages.com/EBOOKFARNESINA.pdf
Il blog, costantemente aggiornato, è invece raggiungibile a questo indirizzo:
http://www.diplomentor.net/
venerdì 16 maggio 2008
CRONACHE DAL TERZO MONDO
La pulizia etnica di Ponticelli
Il clima era teso in tutta Italia e lo si sapeva bene.
Lo si leggeva nelle scritte sui muri, nello sguardo dei pendolari che prendono il 7.40 da cadorna, che incrocia quello dei troppi rom seduti accanto con un mix di odio e paura o che con sgomento legge sul metro dell'ennesimo stupro.
In questa settimana sembra che tutti se ne siano accorti. Bravi, avete scoperto l'acqua calda.
Da una parte non si può non essere contenti: il problema rom non può più essere accantonato: non è più possibile far finta che non esista... ci aveva provato il governo prodi dopo l'omicidio della Reggiani, esperimento fallito.
Oggi abbiamo un nuovo governo: al viminale c'è un leghista, Larussa promette l'uso dell'esercito e alla farnesina il problema sembra essere in cima alla lista delle priorità, vengono creati commissari straordinari e finalmente sulle pagine del solito metro leggiamo di centinaia di arresti in una notte con altrettante espulsioni (ed ecco che il solito pendolare accenna un sospiro di sollievo)... forse siamo sulla strada giusta.
Contemporaneamente però c'è chi dal grido "bruciamoli tutti" è passato irrimediabilmente ai fatti.
E così il sud Italia si riconferma quel paese da africa subsahariana che è.
Individuato il problema si procede alla pulizia etnica, come in kenya, come in Rwanda.
Se le persone civili del nord sperano nelle istituzioni questi novelli pinochet non perdono tempo, molotov alla mano si liberano dei rumeni dandogli fuoco, inneggiando a San Gennaro perchè li liberi da questa peste gitana.
Solo a me le immagini di questi giorni hanno ricordato quelle in somalia o quelle più recenti in kenya? Solo io ho pensato ai simpatici hutu e tutsi leggendo l'articolo di Imarisio che riporto qui in basso?
NAPOLI — All’inizio è soltanto una colonna di fumo, un segnale che nessuno collega allo sciame di motorini che attraversano sparati l’incrocio di via Argine, due ragazzi in sella a ogni scooter.
L’esplosione arriva qualche attimo dopo, sono le bombole del gas custodite in una baracca avvolta dal fuoco. Le fiamme arrivano fino all’estremità dei pali della luce, il fumo diventa una nuvola nera e tossica, gonfia com’è di rifiuti e plastica che stanno bruciando. Le baracche dei Rom di via Malibrand sono un enorme rogo.
Ponticelli, ore 13.30, la resa dei conti con gli «zingari» è definitiva, senza pietà. Il traffico che impazzisce, il suono delle sirene, i camion dei pompieri, carta annerita che volteggia nell’aria, i poliziotti di guardia all’accampamento che si guardano in faccia, perplessi. Loro stavano davanti, quelli con il motorino sono arrivati da dietro. Allargano le braccia, succede, non è poi così grave, tanto i rom se n’erano andati nella notte. «Meglio se c’erano», si rammarica un signore in tuta nera dell’Adidas. «Quelli dovrebbero ammazzarli tutti». Parla dall’abitacolo della sua Punto, in bella evidenza sul cruscotto c’è un santino, «Santa Maria dell’Arco, proteggimi».
Il primo spettacolo, perché ce ne saranno altri, va in scena davanti alla Villa comunale, l’unica oasi verde, con annessa pista ciclabile, di questo quartiere alla periferia orientale di Napoli, dove l’orizzonte è delimitato dalle vecchie case popolari figlie della speculazione edilizia voluta da Achille Lauro. Un uomo brizzolato con un giubbotto di jeans sulle spalle è il più entusiasta. «Chi fatica onestamente può anche restare, ma per gli altri bisogna prendere precauzioni, anche con il fuoco». Il fuoco purifica, bonifica il terreno «da queste merde che non si lavano mai», aggiunge un ragazzo con occhiali a specchio, capelli impomatati, maglietta alla moda con il cuore disegnato sopra, quella prodotta da Vieri e Maldini. Siccome non c’è democrazia e lo Stato non ci protegge, dice, «la pulizia etnica si fa necessaria» e chissà se capisce davvero il significato di quella frase.
Quando si fanno avanti le televisioni, la realtà diventa recita, si imbellisce. Il donnone con la sporta della spesa che un attimo prima batteva le mani e inveiva contro i pompieri — «lasciateli bruciare, altrimenti tornano»—assume di colpo la faccia contrita, Madonna mia che disastro, poveracci, meno male che là dentro non ci stanno le creature. Il ragazzo con gli occhialoni a specchio diventa saggio all’improvviso: «Giusto cacciarli, ma non così». La telecamera si spegne, lui scoppia a ridere. Sotto a un albero dall’altra parte della strada c’è un gruppo di ragazzi che osserva la scena. Guardano tutto e tutti, nessuno li guarda. Sembrano invisibili. I loro scooter sono parcheggiati sul marciapiede. Il capo è un ragazzo con una maglietta nera aderente, i capelli tagliati cortissimi ai lati della testa. Tutti i presenti sanno chi è, ne conoscono con precisione il grado e la parentela. È uno dei nipoti del cugino del «sindaco » di Ponticelli, quel Ciro Sarno che anche dal carcere continua ad essere il signore del quartiere, capo di un clan di camorra che ha fatto del radicamento nel quartiere la sua forza. Quando vede che la confusione è al massimo, fa un cenno agli altri. Si muovono, accendono i motorini. Dieci minuti dopo, dal campo adiacente, quello di fronte ai palazzoni da dodici piani chiamati le Cinque torri, si alza un’altra nuvola di fumo denso e spesso. L’accampamento è delimitato da una massicciata di rifiuti e copertoni. Sono i primi a bruciare, con il fumo che avvolge le case popolari. La claque si sposta, ad appena 200 metri c’è un nuovo incendio da applaudire. I ragazzi in motorino scompaiono.
La radio di una Volante informa che ci sono fiamme anche nei due campi di via Virginia Woolf, al confine con il comune di Cercola. Sul prato bagnato ci sono un paio di rudimentali bombe incendiarie. I rom sono scappati in fretta. Nelle baracche ci sono ancora le pentole sui fornelli, gli zaini dei bambini. All’ingresso di una di queste abitazioni in lamiera e compensato, tenute insieme da una gomma spugnosa, c’è un quadro con cornice che contiene la foto ingrandita di un bimbo sorridente, vestito da Pulcinella. Florin, carnevale 2008, la festa della scuola elementare di Ponticelli. Alle 14.50 comincia a diluviare, una pioggia battente che spegne tutto. «Era meglio finire il lavoro», dice un anziano mentre si ripara sotto ad una tettoia della Villa comunale.
Mezz’ora più tardi, nel rione De Gasperi si vedono molte delle facce giovani che salivano e scendevano dai motorini. È il fortino dei Sarno, un grumo di case cinte da un vecchio muro, con una sola strada per entrare e una per uscire, con vedette che fingono di leggere il giornale su una panchina e invece sono pagate per segnalare chi va e soprattutto chi viene. Ma questa caccia all’uomo non si spiega solo con la camorra. Sarebbe persino consolante, però non è così.
Sotto al cavalcavia della Napoli-Salerno ci sono gli ultimi tre campi Rom ancora abitati. Dai lastroni di cemento dell’autostrada cadono fiotti di acqua marrone sulle baracche, recintate da una serie di pannelli in legno. Un gruppo di donne e ragazzi che abita nelle case più fatiscenti, quelle in via delle Madonnelle, attraversa la piazza e si fa avanti. «Venite fuori che vi ammazziamo», «Abbiamo pronti i bastoni». La polizia si mette in mezzo, un ispettore cerca di far ragionare queste donne furenti. Siete brava gente, dice, la domenica andate in chiesa, e adesso volete buttare per strada dei poveri bambini? «Sììììì» è il coro di risposta.
Dai pannelli divelti si affaccia una ragazza, il capo coperto da un foulard fradicio di pioggia. Trema, di freddo e paura. Quasi per proteggersi, tiene al seno una bambina di pochi mesi. Saluta una delle donne più esagitate, una signora in carne, che indossa un giubbino di pelo grigio. La conosce. «Stanotte partiamo. Per favore, non fateci del male ». La signora ascolta in silenzio. Poi muove un passo verso la rom, e sputa. Sbaglia bersaglio, colpisce in faccia la bambina. L’ispettore, che stava sulla traiettoria dello sputo, incenerisce con lo sguardo la donna. Tutti gli altri applaudono. «Brava, bravissima».
Il clima era teso in tutta Italia e lo si sapeva bene.
Lo si leggeva nelle scritte sui muri, nello sguardo dei pendolari che prendono il 7.40 da cadorna, che incrocia quello dei troppi rom seduti accanto con un mix di odio e paura o che con sgomento legge sul metro dell'ennesimo stupro.
In questa settimana sembra che tutti se ne siano accorti. Bravi, avete scoperto l'acqua calda.
Da una parte non si può non essere contenti: il problema rom non può più essere accantonato: non è più possibile far finta che non esista... ci aveva provato il governo prodi dopo l'omicidio della Reggiani, esperimento fallito.
Oggi abbiamo un nuovo governo: al viminale c'è un leghista, Larussa promette l'uso dell'esercito e alla farnesina il problema sembra essere in cima alla lista delle priorità, vengono creati commissari straordinari e finalmente sulle pagine del solito metro leggiamo di centinaia di arresti in una notte con altrettante espulsioni (ed ecco che il solito pendolare accenna un sospiro di sollievo)... forse siamo sulla strada giusta.
Contemporaneamente però c'è chi dal grido "bruciamoli tutti" è passato irrimediabilmente ai fatti.
E così il sud Italia si riconferma quel paese da africa subsahariana che è.
Individuato il problema si procede alla pulizia etnica, come in kenya, come in Rwanda.
Se le persone civili del nord sperano nelle istituzioni questi novelli pinochet non perdono tempo, molotov alla mano si liberano dei rumeni dandogli fuoco, inneggiando a San Gennaro perchè li liberi da questa peste gitana.
Solo a me le immagini di questi giorni hanno ricordato quelle in somalia o quelle più recenti in kenya? Solo io ho pensato ai simpatici hutu e tutsi leggendo l'articolo di Imarisio che riporto qui in basso?
NAPOLI — All’inizio è soltanto una colonna di fumo, un segnale che nessuno collega allo sciame di motorini che attraversano sparati l’incrocio di via Argine, due ragazzi in sella a ogni scooter.
L’esplosione arriva qualche attimo dopo, sono le bombole del gas custodite in una baracca avvolta dal fuoco. Le fiamme arrivano fino all’estremità dei pali della luce, il fumo diventa una nuvola nera e tossica, gonfia com’è di rifiuti e plastica che stanno bruciando. Le baracche dei Rom di via Malibrand sono un enorme rogo.
Ponticelli, ore 13.30, la resa dei conti con gli «zingari» è definitiva, senza pietà. Il traffico che impazzisce, il suono delle sirene, i camion dei pompieri, carta annerita che volteggia nell’aria, i poliziotti di guardia all’accampamento che si guardano in faccia, perplessi. Loro stavano davanti, quelli con il motorino sono arrivati da dietro. Allargano le braccia, succede, non è poi così grave, tanto i rom se n’erano andati nella notte. «Meglio se c’erano», si rammarica un signore in tuta nera dell’Adidas. «Quelli dovrebbero ammazzarli tutti». Parla dall’abitacolo della sua Punto, in bella evidenza sul cruscotto c’è un santino, «Santa Maria dell’Arco, proteggimi».
Il primo spettacolo, perché ce ne saranno altri, va in scena davanti alla Villa comunale, l’unica oasi verde, con annessa pista ciclabile, di questo quartiere alla periferia orientale di Napoli, dove l’orizzonte è delimitato dalle vecchie case popolari figlie della speculazione edilizia voluta da Achille Lauro. Un uomo brizzolato con un giubbotto di jeans sulle spalle è il più entusiasta. «Chi fatica onestamente può anche restare, ma per gli altri bisogna prendere precauzioni, anche con il fuoco». Il fuoco purifica, bonifica il terreno «da queste merde che non si lavano mai», aggiunge un ragazzo con occhiali a specchio, capelli impomatati, maglietta alla moda con il cuore disegnato sopra, quella prodotta da Vieri e Maldini. Siccome non c’è democrazia e lo Stato non ci protegge, dice, «la pulizia etnica si fa necessaria» e chissà se capisce davvero il significato di quella frase.
Quando si fanno avanti le televisioni, la realtà diventa recita, si imbellisce. Il donnone con la sporta della spesa che un attimo prima batteva le mani e inveiva contro i pompieri — «lasciateli bruciare, altrimenti tornano»—assume di colpo la faccia contrita, Madonna mia che disastro, poveracci, meno male che là dentro non ci stanno le creature. Il ragazzo con gli occhialoni a specchio diventa saggio all’improvviso: «Giusto cacciarli, ma non così». La telecamera si spegne, lui scoppia a ridere. Sotto a un albero dall’altra parte della strada c’è un gruppo di ragazzi che osserva la scena. Guardano tutto e tutti, nessuno li guarda. Sembrano invisibili. I loro scooter sono parcheggiati sul marciapiede. Il capo è un ragazzo con una maglietta nera aderente, i capelli tagliati cortissimi ai lati della testa. Tutti i presenti sanno chi è, ne conoscono con precisione il grado e la parentela. È uno dei nipoti del cugino del «sindaco » di Ponticelli, quel Ciro Sarno che anche dal carcere continua ad essere il signore del quartiere, capo di un clan di camorra che ha fatto del radicamento nel quartiere la sua forza. Quando vede che la confusione è al massimo, fa un cenno agli altri. Si muovono, accendono i motorini. Dieci minuti dopo, dal campo adiacente, quello di fronte ai palazzoni da dodici piani chiamati le Cinque torri, si alza un’altra nuvola di fumo denso e spesso. L’accampamento è delimitato da una massicciata di rifiuti e copertoni. Sono i primi a bruciare, con il fumo che avvolge le case popolari. La claque si sposta, ad appena 200 metri c’è un nuovo incendio da applaudire. I ragazzi in motorino scompaiono.
La radio di una Volante informa che ci sono fiamme anche nei due campi di via Virginia Woolf, al confine con il comune di Cercola. Sul prato bagnato ci sono un paio di rudimentali bombe incendiarie. I rom sono scappati in fretta. Nelle baracche ci sono ancora le pentole sui fornelli, gli zaini dei bambini. All’ingresso di una di queste abitazioni in lamiera e compensato, tenute insieme da una gomma spugnosa, c’è un quadro con cornice che contiene la foto ingrandita di un bimbo sorridente, vestito da Pulcinella. Florin, carnevale 2008, la festa della scuola elementare di Ponticelli. Alle 14.50 comincia a diluviare, una pioggia battente che spegne tutto. «Era meglio finire il lavoro», dice un anziano mentre si ripara sotto ad una tettoia della Villa comunale.
Mezz’ora più tardi, nel rione De Gasperi si vedono molte delle facce giovani che salivano e scendevano dai motorini. È il fortino dei Sarno, un grumo di case cinte da un vecchio muro, con una sola strada per entrare e una per uscire, con vedette che fingono di leggere il giornale su una panchina e invece sono pagate per segnalare chi va e soprattutto chi viene. Ma questa caccia all’uomo non si spiega solo con la camorra. Sarebbe persino consolante, però non è così.
Sotto al cavalcavia della Napoli-Salerno ci sono gli ultimi tre campi Rom ancora abitati. Dai lastroni di cemento dell’autostrada cadono fiotti di acqua marrone sulle baracche, recintate da una serie di pannelli in legno. Un gruppo di donne e ragazzi che abita nelle case più fatiscenti, quelle in via delle Madonnelle, attraversa la piazza e si fa avanti. «Venite fuori che vi ammazziamo», «Abbiamo pronti i bastoni». La polizia si mette in mezzo, un ispettore cerca di far ragionare queste donne furenti. Siete brava gente, dice, la domenica andate in chiesa, e adesso volete buttare per strada dei poveri bambini? «Sììììì» è il coro di risposta.
Dai pannelli divelti si affaccia una ragazza, il capo coperto da un foulard fradicio di pioggia. Trema, di freddo e paura. Quasi per proteggersi, tiene al seno una bambina di pochi mesi. Saluta una delle donne più esagitate, una signora in carne, che indossa un giubbino di pelo grigio. La conosce. «Stanotte partiamo. Per favore, non fateci del male ». La signora ascolta in silenzio. Poi muove un passo verso la rom, e sputa. Sbaglia bersaglio, colpisce in faccia la bambina. L’ispettore, che stava sulla traiettoria dello sputo, incenerisce con lo sguardo la donna. Tutti gli altri applaudono. «Brava, bravissima».
domenica 4 maggio 2008
mercoledì 26 marzo 2008
PERSO NELLA CAMPAGNA ELETTORALE?
Io Sono Qui
Eccomi di ritorno da una maratona furiosa di studio in vista del doppio esame del 3 aprile: tutela dei diritti umani + storia dei trattati e della politica estera italiana.
Impegno tosto, che mi ha un pò distratto dalla campagna elettorale... sempre più infuocata.
Alitalia e pensioni sembrano essere i temi più gettonati della settimana: i leader dei 2 schieramenti cercano di convincere i tanti indecisi con sparate ad effetto, dalla cordata alle pensioni d'oro il premio sincerità secondo me lo vince Silvio con il suo consiglio per combattere la precarietà.
Casini non perde occasione per denunciare la minaccia fantasma del veltrusconismo, la Santanchè litiga con la Mussolini e la sinistra s'indigna.
In tutto questo i toni amichevoli e pacati dell'immediato dopo-Prodi hanno inesorabilmente lasciato il posto al consueto scontro del tutti vs tutti. Programmi stracciati, accuse di plagio e insulti più o meno velati hanno ormai conquistato il primato nella campagna elettorale e nei discorsi dei candidati premier spingendo sempre più in fondo i temi prettamente programmatici di ogni schieramento.
In questa baraonda è sempre più difficile orientarsi e scegliere il partito e il candidato che meglio ci rappresentano.
In soccorso a tutti gli indecisi, che alla fine decideranno il risultato delle consultazioni elettorali (con buona pace dei 10 punti di vantaggio che la cdl rivendica) arriva http://www.iosonoqui.it/
25 domande semplici semplici per visualizzare graficamente dove vi trovate nello scacchiere politico italiano.
Afferma il curatore del progetto:
"Quelle che si trovano sul sito VoiSieteQui sono le posizioni ufficiali dei partiti, non c'è quindi approssimazione alcuna e gli argomenti trattati mescolano temi di attualità nel dibattito politico in corso, come il voto agli stranieri, la Tav, la tassazione delle rendite finanziarie e il sostegno pubblico alle scuole private, con questioni evidentemente legate all'utenza web, come la necessità di liberare le opere dell'ingegno dalle asfissianti e sempre più longeve tutele garantite dalla legge sul copyright.
Stupisce il silenzio del Pd - supplito dall'analisi del programma elettorale - che inizialmente si era reso disponibile a partecipare al progetto: Evidentemente non riescono a mettersi d'accordo su alcuni punti del questionario, non riescono a esprimere una posizione unitaria."
Questo il mio risultato

Eccomi di ritorno da una maratona furiosa di studio in vista del doppio esame del 3 aprile: tutela dei diritti umani + storia dei trattati e della politica estera italiana.
Impegno tosto, che mi ha un pò distratto dalla campagna elettorale... sempre più infuocata.
Alitalia e pensioni sembrano essere i temi più gettonati della settimana: i leader dei 2 schieramenti cercano di convincere i tanti indecisi con sparate ad effetto, dalla cordata alle pensioni d'oro il premio sincerità secondo me lo vince Silvio con il suo consiglio per combattere la precarietà.
Casini non perde occasione per denunciare la minaccia fantasma del veltrusconismo, la Santanchè litiga con la Mussolini e la sinistra s'indigna.
In tutto questo i toni amichevoli e pacati dell'immediato dopo-Prodi hanno inesorabilmente lasciato il posto al consueto scontro del tutti vs tutti. Programmi stracciati, accuse di plagio e insulti più o meno velati hanno ormai conquistato il primato nella campagna elettorale e nei discorsi dei candidati premier spingendo sempre più in fondo i temi prettamente programmatici di ogni schieramento.
In questa baraonda è sempre più difficile orientarsi e scegliere il partito e il candidato che meglio ci rappresentano.
In soccorso a tutti gli indecisi, che alla fine decideranno il risultato delle consultazioni elettorali (con buona pace dei 10 punti di vantaggio che la cdl rivendica) arriva http://www.iosonoqui.it/
25 domande semplici semplici per visualizzare graficamente dove vi trovate nello scacchiere politico italiano.
Afferma il curatore del progetto:
"Quelle che si trovano sul sito VoiSieteQui sono le posizioni ufficiali dei partiti, non c'è quindi approssimazione alcuna e gli argomenti trattati mescolano temi di attualità nel dibattito politico in corso, come il voto agli stranieri, la Tav, la tassazione delle rendite finanziarie e il sostegno pubblico alle scuole private, con questioni evidentemente legate all'utenza web, come la necessità di liberare le opere dell'ingegno dalle asfissianti e sempre più longeve tutele garantite dalla legge sul copyright.
Stupisce il silenzio del Pd - supplito dall'analisi del programma elettorale - che inizialmente si era reso disponibile a partecipare al progetto: Evidentemente non riescono a mettersi d'accordo su alcuni punti del questionario, non riescono a esprimere una posizione unitaria."
Questo il mio risultato

mercoledì 27 febbraio 2008
mercoledì 20 febbraio 2008
L'ITALIA E BRUXELLES
Il paese con il maggior numero di condanne davanti alla corte europea per i diritti dell'uomo
Spero mi perdonerete la lunga assenza, mi sono preso una pausa dal blog per studiare un pò e coltivare amicizie ormai da troppo tempo trascurate.
Torno con un post che nasce dall'indignazione per ciò che sospettavo, ma di cui oggi ho avuto la conferma:
vivo in un paese poco al di sopra di un paese del 3°mondo (per alcuni aspetti come le pari opportunità e la libertà di informazione ampiamente sotto, non lo dico io, ma gli studi internazionali sui due macrotemi).
E se si deve puntare il dito contro una stortura del nostro paese io accuso la burocratizzazione virale e invasiva, che rallenta e attanaglia ogni aspetto della vita pubblica del bel paese, con conseguenza spesso frustranti nel privato per ognuno di noi.
Ne sono la prova provata fin troppi episodi che toccano la quotidianità del cittadino (guardatevi una qualunque puntata delle iene) ... vi chiederete quindi: qual'è la novità?
La novità è che oggi a lezione di "TUTELA INTERNAZIONALE DEI DIRITTI UMANI" è emerso un dato piuttosto tragico: l'Italia è stato il paese con il maggior numero di condanne di fronte alla corte europea dei diritti dell'uomo FINO AL 2001 .. peggio della Russia di Putin, quella del caso Lytvinienko, da cui siamo stati superati solo di recente a causa della marea di casi ceceni presentati alla commissione.
Spero mi perdonerete la lunga assenza, mi sono preso una pausa dal blog per studiare un pò e coltivare amicizie ormai da troppo tempo trascurate.
Torno con un post che nasce dall'indignazione per ciò che sospettavo, ma di cui oggi ho avuto la conferma:
vivo in un paese poco al di sopra di un paese del 3°mondo (per alcuni aspetti come le pari opportunità e la libertà di informazione ampiamente sotto, non lo dico io, ma gli studi internazionali sui due macrotemi).
E se si deve puntare il dito contro una stortura del nostro paese io accuso la burocratizzazione virale e invasiva, che rallenta e attanaglia ogni aspetto della vita pubblica del bel paese, con conseguenza spesso frustranti nel privato per ognuno di noi.
Ne sono la prova provata fin troppi episodi che toccano la quotidianità del cittadino (guardatevi una qualunque puntata delle iene) ... vi chiederete quindi: qual'è la novità?
La novità è che oggi a lezione di "TUTELA INTERNAZIONALE DEI DIRITTI UMANI" è emerso un dato piuttosto tragico: l'Italia è stato il paese con il maggior numero di condanne di fronte alla corte europea dei diritti dell'uomo FINO AL 2001 .. peggio della Russia di Putin, quella del caso Lytvinienko, da cui siamo stati superati solo di recente a causa della marea di casi ceceni presentati alla commissione.
Io trovo scandalosi due aspetti: che l'Italia dia per l'ennesima volta una pessima immagine di sè agli occhi dell'Europa e del mondo e cosa ben più grave che la dia in un campo basilare come quello della tutela dei diritti umani.
Pensate alle ripercussioni sulla politica estera italiana, esempio stupido: l'Italia si è tanto battuta per la moratoria della pena di morte e la salvaguardia del diritto alla vita, salvo poi avere il maggior numero di condanne per violazione dei diritti umani... non è proprio una bella figura...
Vi chiederete, cos'ha mai fatto lo stato per subire un così elevato numero di condanne?
Beh non stupirà di certo sapere che la quasi totalità delle sentenze della corte di Strasburgo riguarda violazioni all'art.6 della Convenzione Europea per i diritti umani:
"Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente,
pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un tribunale
indipendente e imparziale, costituito per legge..."
Innanzitutto...
cosa significa termine ragionevole? La corte si è affrettata a chiarire questo punto, che prestava il fianco a troppe libertà interpreative.
Facendo una media ponderata della durata del processo nei vari paesi parti della convenzione il risultato è che un processo non dovrebbe durare più di 2 anni per i primi due gradi di giudizio, e un ulteriore anno per il 3° grado (dove presente, da noi c'è: la cassazione).
Apriti cielo!
I processi in Italia durano troppo. Tutti lo sanno e tutti ne discutono. Ma le cause dei tempi lunghi della giustizia non sono, come spesso si sente dire, i cavilli legislativi cui gli avvocati si appigliano o l’eccessivo garantismo del sistema. Sono invece, sempre secondo lo studio, molto più banali disfunzioni organizzative e logistiche. Ecco alcuni dati della ricerca: il 69,7 per cento dei processi presi in considerazione non si è concluso con una sentenza, ma è stato rinviato ad altra udienza. Di questi rinvii, il 2 per cento è dovuto al legittimo impedimento dell’imputato e il 3,3 per cento del difensore. Ben il 9,2 per cento è causato dall’assenza del giudice, mentre l’1,8 da problemi pratici (mancanza di un fascicolo, assenza dell’interprete, del trascrittore o dell’aula).Il 13,4 per cento dei processi è stato rimandato per omessa o irregolare notifica della citazione all’imputato, al difensore o alla parte offesa. A questo va aggiunta la percentuale dei rinvii dovuti a mancata o errata notifica a testimoni e periti: 9,6 per cento.
In Italia nel 2006 un processo penale è durato in media 240 giorni (meno di quello civile, per cui ne sono serviti ben 902).
Ma questa è solo una media!
Abbiamo dei casi eccellenti: il caso Circosta-Viola vs Italy presentato alla Corte Europea dei Diritti Umani riguarda un processo iniziato da 16 anni e non ancora andato oltre il primo grado di giudizio!
Come se non bastasse nel 2000, in un giorno, la procura di Benevento si è vista notificare ben 200 condanne dalla corte di Strasburgo per processi civili durati più di 6 anni!
Si era addirittura creato un business con gli avvocati della città che compravano la casa a Bruxelles per trascorrervi il week end a studiare i casi...
a cavallo del millenio si era in presenza di un vero e proprio "caso italiano", una valanga di condanne tutte in violazione dell'art.6, che oberavano di lavoro inutile la corte e costavano uno sproposito all'Italia, che doveva risarcire le vittime.
Immaginatevi l'imbarazzo del povero Vladimiro Zagrebelsky, giudice italiano alla corte, e lo stupore di Peer Lorenzen, presidente Danese della 3^ sezione, per lui questa è una cosa fuori da ogni norma se si pensa che in Danimarca un processo civile dura in media 10 giorni, mentre uno penale 30 giorni proprio ad andare male.
Non bastava il danno di immagine per il paese, non basta l'effettiva gravità di una situazione in cui una persona deve aspettare 16 anni per sapere se verrà condannato (solo in 1°grado sia chiaro)
tutto questo ha, come detto sopra, un costo per l'erario statale, foraggiato da noi poveri contribuenti (non siamo tutti valentino rossi):
il clou si ha avuto nel febbraio 2000, quando in un solo mese le sentenze di Strasburgo sono costate all'Italia 5 miliardi di lire, in un mese!!!
Cosa sia possibile fare? Questo non ve lo so dire, non sono un magistrato, nè il ministro della giustizia, nè un pezzo grosso della magistratura... è impressionante vedere quanto soffra il nostro paese, quanto sia ammalato di burocrazia, stroncato dalle lungaggini procedurali, vessato dai costi di un sistema che non perde occasione per inserire una persona in più nella pubblica amministrazione, uno stipendio statale in più, un ulteriore perdita di tempo e di denaro dei cittadini...
Viva l'Italia
Zaupa Matteo
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http://www.echr.coe.int/ECHR il sito della commissione con i dati menzionati
http://www.echr.coe.int/NR/rdonlyres/0D3304D1-F396-414A-A6C1-97B316F9753A/0/ItalianItalien.pdf il testo della convenzione
mercoledì 6 febbraio 2008
WOODY ALLEN
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« Ho smesso di fumare. Vivrò una settimana in più e in quella settimana pioverà a dirotto. »
« La vita è sostanzialmente tragica: ma qualche volta riesce ad essere meravigliosa. »
« Dio è morto, Marx è morto e anche io non mi sento tanto bene. »
« Ci sono due tipi di persone in questo mondo, i buoni e i cattivi. Il buono dorme meglio, ma il cattivo sembra godersi molto di più le ore diurne. »
« Non sono un atleta. Ho cattivi riflessi. Una volta sono stato investito da un'automobile spinta da due tizi. »
«Di tutti gli uomini famosi mai vissuti, quello che di più mi sarebbe piaciuto essere è Socrate. Non tanto perché era un grande pensatore, dato che io stesso sono noto per aver avuto delle pensate discretamente profonde, anche se le mie ruotano invariabilmente attorno a una hostess svedese e a delle manette. »
« Ho smesso di fumare. Vivrò una settimana in più e in quella settimana pioverà a dirotto. »
« La vita è sostanzialmente tragica: ma qualche volta riesce ad essere meravigliosa. »
« Dio è morto, Marx è morto e anche io non mi sento tanto bene. »
« Ci sono due tipi di persone in questo mondo, i buoni e i cattivi. Il buono dorme meglio, ma il cattivo sembra godersi molto di più le ore diurne. »
« Non sono un atleta. Ho cattivi riflessi. Una volta sono stato investito da un'automobile spinta da due tizi. »
«Di tutti gli uomini famosi mai vissuti, quello che di più mi sarebbe piaciuto essere è Socrate. Non tanto perché era un grande pensatore, dato che io stesso sono noto per aver avuto delle pensate discretamente profonde, anche se le mie ruotano invariabilmente attorno a una hostess svedese e a delle manette. »
martedì 5 febbraio 2008
BARACK OBAMA, L'AMERICA CHE SOGNO
Discorso Programmatico del Candidato Democratico per le Presidenziali USA 2008
Mi sono candidato alla presidenza perché sono convinto che abbiamo bisogno in America di un cambiamento radicale. Non solo l'alternanza del partito che sta dentro la Casa Bianca, ma un cambiamento che il popolo americano possa vedere nei fatti di tutti i giorni, che porti la speranza invece della paura, la giustizia invece dei privilegi, che cancelli le divisioni del passato e ci restituisca unità e fiducia nel futuro. Ho scommesso sul popolo, sulla sua ansia di cambiamento, sulla capacità di far emergere dal basso l’alternativa necessaria. Ed ho cominciato a mostrare già all’America come sarà questo cambiamento: abbiamo costruito un movimento di giovani e anziani, poveri e ricchi, neri e bianchi, latini, asiatici e americani di nascita. Abbiamo dimostrato già di poter unire il Paese in nome del cambiamento. Se i cittadini sceglieranno me, avranno un candidato democratico che non prenderà un centesimo dai lobbisti di Washington e dagli affaristi. Un candidato che non dice, come dicono i repubblicani, che i lobbisti sono parte del “sistema”, ma casomai che sono parte del “problema”. E quando sarò presidente, questi signori avranno finito di fissare l’agenda della Casa Bianca!
Dopo un’altra presidenza di un uomo chiamato George Bush, non basterà semplicemente riportare indietro le lancette dell’orologio, per tornare nel ventesimo secolo.
Come disse John Kennedy, "il mondo è cambiato, e le vecchie ricette non funzionano più; è tempo di soluzioni nuove e di una leadership di nuova generazione".
Sto correndo per la presidenza perché la gente che incontro in tutto il Paese non ne può più dei vecchi politici.
La scelta è tra passato e futuro.
Tra la speranza e una situazione economica in cui le famiglie sono costrette a mettere da parte desideri e aspirazioni, e i lavoratori americani hanno visto sparire le loro pensioni. Davvero, il “sogno americano” dovrebbe essere basato su qualcosa di più solido dell’attuale precarietà delle condizioni di vita e di lavoro. Nel breve termine, c’è bisogno di estendere lo stato sociale a chi ne è escluso. E sarebbe difficile fare questo scegliendo un candidato che ha votato per privilegiare le banche e il grande capitale rispetto agli americani che lavorano duramente! Ho lottato per la classe operaia durante tutta la mia vita politica.
E quando sarò presidente, gli imprenditori non potranno certo sbarazzarsi dei vostri salari e pensioni con un mano, mentre con l’altra si intascano extraprofitti e rendite!
Io promuoverò leggi severe sui fallimenti aziendali, che proteggano i lavoratori invece delle banche.
Stroncherò la truffa dei prestiti bancari a tassi d’interesse variabili, fatti apposta per strangolare il cittadino che ne ha bisogno.
Non ci servono candidati che sono impelagati negli affari finanziari tutti i santi giorni, ma chiedono un time-out perché devono correre per la presidenza!
Io metterò fine alla pratica di elargire favori fiscali alle imprese che trasferiscono i nostri posti di lavoro oltreoceano, e invece comincerò a trasferire risorse nelle tasche dei lavoratori!
Metterò fine ai tagli delle tasse per i benestanti, che non ne hanno bisogno e nemmeno l’avevano chiesto, e ridarò dignità agli operai americani e alla nostra economia.
Le tasse le taglierò per la classe lavoratrice, per chi ha solo la casa in cui abita, per gli anziani con le pensioni più basse: questa è la “sicurezza” come la intendo io!
Ed è tempo di mettere fine alla vergogna dell’impossibilità, per tante madri, di sostenere le spese per le cure mediche dei loro bambini.
Tutti gli americani hanno diritto all’assistenza medica, anche se economicamente non possono permettersela.
Ogni singolo americano ne ha diritto.
Sarà la prima cosa di cui mi occuperò da presidente degli Stati Uniti d’America.
E dirò basta alle scuole sovraffollate, ai salari da fame di molti insegnanti, all’impossibilità per gli studenti capaci di andare al college.
Dedicherò la mia presidenza alla causa dell’educazione, per assicurare uguali opportunità a tutti i bambini e ragazzi di questo Paese.
Garantendo presalari ed esenzioni dalle tasse universitarie a chi ha redditi bassi.
Ma anche convincendo le famiglie a seguire di più l’educazione dei figli, magari spegnendo la televisione e aprendo un libro insieme a loro!
Ci vuole una nuova leadership che permetta ai miei e vostri figli di crescere in un secolo in cui la nostra economia non dipenda più dal petrolio, la nostra politica estera non sia più ostaggio dei peggiori dittatori in giro per il mondo e il nostro pianeta non resti a lungo in questo momento di non ritorno.
Quando sarò presidente, non aspetterò un minuto a ridurre i consumi energetici e le emissioni inquinanti; e delle necessità dell’ecologia non andrò a parlare agli ambientalisti, ma agli industriali: riceverò pochi applausi, ma non m’interessa, perché è tempo di dire agli americani le cose come stanno veramente.
Mi batterò per le energie rinnovabili: per il solare e l’eolico.
Se siamo riusciti ad andare sulla luna, riusciremo anche in questo!
Possiamo ridurre le emissioni globali dell’80% entro il 2050, e possiamo guidare il mondo non nelle guerre ai paesi poveri, ma nella guerra all’inquinamento!
E darò una risposta a quella donna che mi ha detto che non riesce più a respirare da quando suo nipote è partito per l’Iraq, e a quel soldato che non ha ancora visto il suo bambino nato da poco, perché sta ancora combattendo laggiù.
Metterò fine alla mentalità secondo cui l’idea di sicurezza nazionale, per i democratici, è lasciar fare a Bush oppure fare come lui.
Basta coi muscoli, basta col motto “meglio essere forti avendo torto, che essere deboli avendo ragione”.
Dimostrerò che saremo forti proprio essendo giusti!
Ma come si fa a battere uno come John McCain, votando un candidato democratico che ha votato insieme a lui per la guerra in Iraq e che ha condiviso in tutto e per tutto la politica estera di Bush e Cheney?
Su questo argomento noi democratici dobbiamo mostrare il più chiaro, netto, duro contrasto con i repubblicani: e accadrà di sicuro, con me come candidato!
Io mi sono opposto a questa guerra fin dall’inizio, e non ho mai tentennato in questa opposizione. Appena sarò eletto presidente, annuncerò immediatamente il ritiro delle nostre truppe, e metterò fine a questa guerra.
E sfiderò il pregiudizio secondo cui si è deboli se si tratta con i nostri nemici: no, solo se si è forti lo si può fare.
E io lo farò.
Mi batterò inoltre per un mondo libero da armi nucleari.
E l’unica guerra che dichiarerò sarà quella alla fame e alla miseria di tanti popoli nel mondo!
Con me alla presidenza, restaureremo la nostra leadership morale ripudiando la tortura senza nessun equivoco.
Chiuderò Guantanamo; recupererò tutte le nostre leggi liberali e garantiste, portando la luce di quella giustizia ai prigionieri politici in tutto il mondo.
Le minacce del 21° secolo, contro cui l’America deve battersi, non riguardano solo il terrorismo ma le armi nucleari, le guerre, i genocidi, le malattie, l’inquinamento, la povertà.
Riprendiamoci il futuro, amici!
Stiamo dimostrando in questi giorni che questo grande cambiamento è possibile!
Ci sono politici che usano il patriottismo come un bastone e la religione come un’accetta: per colpire e dividere.
Ci sono politici che ci dicono cosa dobbiamo pensare, e pretendono di imporci la loro morale ristretta.
Che pensano che i giovani siano apatici, e gli fa molto comodo pensarlo.
Che i poveri non votino.
Che i bianchi non voretebbero per un candidato nero.
Che neri e latini non potrebbero stare insieme.
Ma noi democratici abbiamo sempre dato il nostro meglio superando queste divisioni, quando abbiamo chiamato tutti gli americani a un obiettivo comune, quando ci siamo mobilitati per scrivere il nostro futuro, e decidere come noi vogliamo che fosse!
Siamo il Paese della libertà, è vero: ma dobbiamo essere il Paese della libertà per tutti!
Siamo il Paese che ha rovesciato il fascismo e liberato l’Europa dalla tirannia!
Siamo il Paese di Jefferson, l’uomo che ha scritto quelle parole che stiamo ancora cercando di mettere in pratica: “tutti gli uomini sono nati EGUALI”.
E noi siamo chiamati a realizzare le promesse dei nostri più alti ideali.
Ecco quello che dobbiamo essere.
E che saremo.
E’ il momento di cambiare: dal basso, tutti insieme.
Ne abbiamo l’occasione storica: non lasciamocela sfuggire!
E ricordate: non c’è niente che sia impossibile, se lo vogliamo veramente.

Mi sono candidato alla presidenza perché sono convinto che abbiamo bisogno in America di un cambiamento radicale. Non solo l'alternanza del partito che sta dentro la Casa Bianca, ma un cambiamento che il popolo americano possa vedere nei fatti di tutti i giorni, che porti la speranza invece della paura, la giustizia invece dei privilegi, che cancelli le divisioni del passato e ci restituisca unità e fiducia nel futuro. Ho scommesso sul popolo, sulla sua ansia di cambiamento, sulla capacità di far emergere dal basso l’alternativa necessaria. Ed ho cominciato a mostrare già all’America come sarà questo cambiamento: abbiamo costruito un movimento di giovani e anziani, poveri e ricchi, neri e bianchi, latini, asiatici e americani di nascita. Abbiamo dimostrato già di poter unire il Paese in nome del cambiamento. Se i cittadini sceglieranno me, avranno un candidato democratico che non prenderà un centesimo dai lobbisti di Washington e dagli affaristi. Un candidato che non dice, come dicono i repubblicani, che i lobbisti sono parte del “sistema”, ma casomai che sono parte del “problema”. E quando sarò presidente, questi signori avranno finito di fissare l’agenda della Casa Bianca!Dopo un’altra presidenza di un uomo chiamato George Bush, non basterà semplicemente riportare indietro le lancette dell’orologio, per tornare nel ventesimo secolo.
Come disse John Kennedy, "il mondo è cambiato, e le vecchie ricette non funzionano più; è tempo di soluzioni nuove e di una leadership di nuova generazione".
Sto correndo per la presidenza perché la gente che incontro in tutto il Paese non ne può più dei vecchi politici.
La scelta è tra passato e futuro.
Tra la speranza e una situazione economica in cui le famiglie sono costrette a mettere da parte desideri e aspirazioni, e i lavoratori americani hanno visto sparire le loro pensioni. Davvero, il “sogno americano” dovrebbe essere basato su qualcosa di più solido dell’attuale precarietà delle condizioni di vita e di lavoro. Nel breve termine, c’è bisogno di estendere lo stato sociale a chi ne è escluso. E sarebbe difficile fare questo scegliendo un candidato che ha votato per privilegiare le banche e il grande capitale rispetto agli americani che lavorano duramente! Ho lottato per la classe operaia durante tutta la mia vita politica.
E quando sarò presidente, gli imprenditori non potranno certo sbarazzarsi dei vostri salari e pensioni con un mano, mentre con l’altra si intascano extraprofitti e rendite!
Io promuoverò leggi severe sui fallimenti aziendali, che proteggano i lavoratori invece delle banche.
Stroncherò la truffa dei prestiti bancari a tassi d’interesse variabili, fatti apposta per strangolare il cittadino che ne ha bisogno.
Non ci servono candidati che sono impelagati negli affari finanziari tutti i santi giorni, ma chiedono un time-out perché devono correre per la presidenza!
Io metterò fine alla pratica di elargire favori fiscali alle imprese che trasferiscono i nostri posti di lavoro oltreoceano, e invece comincerò a trasferire risorse nelle tasche dei lavoratori!
Metterò fine ai tagli delle tasse per i benestanti, che non ne hanno bisogno e nemmeno l’avevano chiesto, e ridarò dignità agli operai americani e alla nostra economia.
Le tasse le taglierò per la classe lavoratrice, per chi ha solo la casa in cui abita, per gli anziani con le pensioni più basse: questa è la “sicurezza” come la intendo io!
Ed è tempo di mettere fine alla vergogna dell’impossibilità, per tante madri, di sostenere le spese per le cure mediche dei loro bambini.
Tutti gli americani hanno diritto all’assistenza medica, anche se economicamente non possono permettersela.
Ogni singolo americano ne ha diritto.
Sarà la prima cosa di cui mi occuperò da presidente degli Stati Uniti d’America.
E dirò basta alle scuole sovraffollate, ai salari da fame di molti insegnanti, all’impossibilità per gli studenti capaci di andare al college.
Dedicherò la mia presidenza alla causa dell’educazione, per assicurare uguali opportunità a tutti i bambini e ragazzi di questo Paese.
Garantendo presalari ed esenzioni dalle tasse universitarie a chi ha redditi bassi.
Ma anche convincendo le famiglie a seguire di più l’educazione dei figli, magari spegnendo la televisione e aprendo un libro insieme a loro!
Ci vuole una nuova leadership che permetta ai miei e vostri figli di crescere in un secolo in cui la nostra economia non dipenda più dal petrolio, la nostra politica estera non sia più ostaggio dei peggiori dittatori in giro per il mondo e il nostro pianeta non resti a lungo in questo momento di non ritorno.
Quando sarò presidente, non aspetterò un minuto a ridurre i consumi energetici e le emissioni inquinanti; e delle necessità dell’ecologia non andrò a parlare agli ambientalisti, ma agli industriali: riceverò pochi applausi, ma non m’interessa, perché è tempo di dire agli americani le cose come stanno veramente.
Mi batterò per le energie rinnovabili: per il solare e l’eolico.
Se siamo riusciti ad andare sulla luna, riusciremo anche in questo!
Possiamo ridurre le emissioni globali dell’80% entro il 2050, e possiamo guidare il mondo non nelle guerre ai paesi poveri, ma nella guerra all’inquinamento!
E darò una risposta a quella donna che mi ha detto che non riesce più a respirare da quando suo nipote è partito per l’Iraq, e a quel soldato che non ha ancora visto il suo bambino nato da poco, perché sta ancora combattendo laggiù.
Metterò fine alla mentalità secondo cui l’idea di sicurezza nazionale, per i democratici, è lasciar fare a Bush oppure fare come lui.
Basta coi muscoli, basta col motto “meglio essere forti avendo torto, che essere deboli avendo ragione”.
Dimostrerò che saremo forti proprio essendo giusti!
Ma come si fa a battere uno come John McCain, votando un candidato democratico che ha votato insieme a lui per la guerra in Iraq e che ha condiviso in tutto e per tutto la politica estera di Bush e Cheney?
Su questo argomento noi democratici dobbiamo mostrare il più chiaro, netto, duro contrasto con i repubblicani: e accadrà di sicuro, con me come candidato!
Io mi sono opposto a questa guerra fin dall’inizio, e non ho mai tentennato in questa opposizione. Appena sarò eletto presidente, annuncerò immediatamente il ritiro delle nostre truppe, e metterò fine a questa guerra.
E sfiderò il pregiudizio secondo cui si è deboli se si tratta con i nostri nemici: no, solo se si è forti lo si può fare.
E io lo farò.
Mi batterò inoltre per un mondo libero da armi nucleari.
E l’unica guerra che dichiarerò sarà quella alla fame e alla miseria di tanti popoli nel mondo!
Con me alla presidenza, restaureremo la nostra leadership morale ripudiando la tortura senza nessun equivoco.
Chiuderò Guantanamo; recupererò tutte le nostre leggi liberali e garantiste, portando la luce di quella giustizia ai prigionieri politici in tutto il mondo.
Le minacce del 21° secolo, contro cui l’America deve battersi, non riguardano solo il terrorismo ma le armi nucleari, le guerre, i genocidi, le malattie, l’inquinamento, la povertà.
Riprendiamoci il futuro, amici!
Stiamo dimostrando in questi giorni che questo grande cambiamento è possibile!
Ci sono politici che usano il patriottismo come un bastone e la religione come un’accetta: per colpire e dividere.
Ci sono politici che ci dicono cosa dobbiamo pensare, e pretendono di imporci la loro morale ristretta.
Che pensano che i giovani siano apatici, e gli fa molto comodo pensarlo.
Che i poveri non votino.
Che i bianchi non voretebbero per un candidato nero.
Che neri e latini non potrebbero stare insieme.
Ma noi democratici abbiamo sempre dato il nostro meglio superando queste divisioni, quando abbiamo chiamato tutti gli americani a un obiettivo comune, quando ci siamo mobilitati per scrivere il nostro futuro, e decidere come noi vogliamo che fosse!
Siamo il Paese della libertà, è vero: ma dobbiamo essere il Paese della libertà per tutti!
Siamo il Paese che ha rovesciato il fascismo e liberato l’Europa dalla tirannia!
Siamo il Paese di Jefferson, l’uomo che ha scritto quelle parole che stiamo ancora cercando di mettere in pratica: “tutti gli uomini sono nati EGUALI”.
E noi siamo chiamati a realizzare le promesse dei nostri più alti ideali.
Ecco quello che dobbiamo essere.
E che saremo.
E’ il momento di cambiare: dal basso, tutti insieme.
Ne abbiamo l’occasione storica: non lasciamocela sfuggire!
E ricordate: non c’è niente che sia impossibile, se lo vogliamo veramente.

lunedì 4 febbraio 2008
BUSH AND CONDI
Mentre negli States si va verso il super martedì che di fatto deciderà il candidato democratico ( e probabilmente il nuovo mr.President ) vi propongo questa perla scovata nei meandri di youtube da giacomino...
Se a voi non fa ridere probabilmente SIE ci ha rovinato la vita e isolato dal mondo reale.
Altrimenti buon divertimento !!!
nota a margine: quando condi dice hu si deve leggere "who" non "you"
Se a voi non fa ridere probabilmente SIE ci ha rovinato la vita e isolato dal mondo reale.
Altrimenti buon divertimento !!!
nota a margine: quando condi dice hu si deve leggere "who" non "you"
IO SONO LEGGENDA
ALLORA COMINCIAMO SUBITO A DIRE CHE QUESTO FILM VINCE IL PREMIO COME FILM PIù ANGOSCIANTE DEL 2008
NON C'è UN MINUTO IN CUI NON SEI LI CON LA TENSIONE ADDOSSO.
DETTO QUESTO
LA SERATA TRASCORSA AL MULTI è STATA FRUTTO DI UN ERRORE MADORNALE: VISTO IL TRAILER DURANTE NON MI RICORDO QUALE FILM, SEMBRAVA UNA FIGATA, STO POVERO CRISTO RESTA DASOLO A NY, NON SI SA PERCHè NON SI SA PER COME, E ALLA FINE DA FUORI DI MATTO, INsOMMA SEMBRAVA 'NA BOMBA ! ED EFFETTIVAMENTE NON è MALACCIO COME FILM, SOLO CHE, MI RIPETO, NON C'è UN MINUTO TRANQUILLO, NON è UN THRILLER MA UN HORROR A TUTTI GLI EFFETTI...
RESTA COMUNQUE UN FILM STRA CONSIGLIATO, MAGARI NON PER DEBOLI DI CUORE...
BUONA VISIONE!
BUONA VISIONE!
voto: 7
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